La mostra del fotografo bolognese Ivano Adversi rende uno straordinario omaggio ad uno dei maestri assoluti della fotografia mondiale, il praghese Josef Sudek (Kolín 1896 – Praga 1976) e al suo celeberrimo ciclo poetico Praga panoramica, dato alle stampe negli anni 50 del secolo scorso. Per i suoi 284 scatti, Sudek utilizzò all’epoca una fotocamera Kodak trasformata appositamente per ottenere vedute panoramiche della città con deformazioni interessanti, ispirate anche al cubismo ceco. Gli originali di questo ciclo sono oggi custoditi al Museo delle Arti Applicate di Praga, mentre i negativi sono purtroppo andati perduti.
Nel lavoro fotografico Adversi apre ad un sorprendente e stimolante dialogo con l’opera di Josef Sudek, ripercorrendo per immagini l’affollato Ponte Carlo, dove il fotografo praghese aveva catturato il fiume come un nastro di seta, entrando nel quartiere del castello imperiale di Hradčany dove ai silenzi delle foto di Sudek ora si sovrappongono le parole in molteplici lingue dei numerosi visitatori, passando nei vicoli di Malá Strana, dove ormai i muri screpolati sono spesso restaurati ma la luce del tramonto disegna ancora ombre simili a quelle degli anni ’50, così come tra le statue dei Giardini di Wallenstein.
Per sua scelta, il fotografo bolognese non ha usato le stesse tecniche fotografiche di Sudek, proprio per evidenziare, come riportato nel titolo della mostra, il trascorrere del tempo, anche dal punto di vista delle attuali tecniche di ripresa, ma spesso, come sul ponte Carlo e a Malá Strana ha scattato all’alba per ritrovare la stessa aria sospesa e deserta.
Adversi commenta così il suo lavoro: Sudek mi ha insegnato a guardare oltre il paesaggio, a cercare l’anima nascosta delle pietre.
Un dialogo con il tempo e nel tempo tra Adversi e Sudek, tra due visioni della medesima Praga: quella eternamente romantica dell’anziano maestro boemo, così ben descritta da Angelo Maria Ripellino nel prezioso libro Praga magica e la città ripercorsa dal fotografo bolognese, sospesa tra memoria e presente, dove ancora la luce, le ombre e le pietre dei monumenti raccontano storie attraverso i secoli. Non si tratta di una semplice rilettura superficiale o dell’ormai abusato come eravamo: ogni foto rivela quanto Praga sia cambiata, eppure quanto resti fedele a sé stessa.