Super User
Josef Sudek (1896 – 1976)
Forse perché non era originario di Praga, Josef Sudek subì così appieno il fascino della città d’oro dalle cento torri. Sudek vi penetrò attraverso il suo obiettivo con riprese che sembrano banali e quasi senza un vero racconto. Eppure, l’opera di Sudek è quella di un vero “passante di Praga” che ha saputo raccogliere in un mosaico di immagini in bianco e nero ciò che è l’essenza poetica di un luogo come la capitale boema dove il quotidiano di una metropoli s’intreccia con mitologie e leggende, dove nello sferragliare della modernità si aprono pertugi di silenzio, luoghi che sembrano incantati da una vecchia, impenetrabile cabala.
Presentazione mostra Sudek
La mostra del fotografo bolognese Ivano Adversi rende uno straordinario omaggio ad uno dei maestri assoluti della fotografia mondiale, il praghese Josef Sudek (Kolín 1896 – Praga 1976) e al suo celeberrimo ciclo poetico Praga panoramica, dato alle stampe negli anni 50 del secolo scorso. Per i suoi 284 scatti, Sudek utilizzò all’epoca una fotocamera Kodak trasformata appositamente per ottenere vedute panoramiche della città con deformazioni interessanti, ispirate anche al cubismo ceco. Gli originali di questo ciclo sono oggi custoditi al Museo delle Arti Applicate di Praga, mentre i negativi sono purtroppo andati perduti.
Nel lavoro fotografico Adversi apre ad un sorprendente e stimolante dialogo con l’opera di Josef Sudek, ripercorrendo per immagini l’affollato Ponte Carlo, dove il fotografo praghese aveva catturato il fiume come un nastro di seta, entrando nel quartiere del castello imperiale di Hradčany dove ai silenzi delle foto di Sudek ora si sovrappongono le parole in molteplici lingue dei numerosi visitatori, passando nei vicoli di Malá Strana, dove ormai i muri screpolati sono spesso restaurati ma la luce del tramonto disegna ancora ombre simili a quelle degli anni ’50, così come tra le statue dei Giardini di Wallenstein.
Per sua scelta, il fotografo bolognese non ha usato le stesse tecniche fotografiche di Sudek, proprio per evidenziare, come riportato nel titolo della mostra, il trascorrere del tempo, anche dal punto di vista delle attuali tecniche di ripresa, ma spesso, come sul ponte Carlo e a Malá Strana ha scattato all’alba per ritrovare la stessa aria sospesa e deserta.
Adversi commenta così il suo lavoro: Sudek mi ha insegnato a guardare oltre il paesaggio, a cercare l’anima nascosta delle pietre.
Un dialogo con il tempo e nel tempo tra Adversi e Sudek, tra due visioni della medesima Praga: quella eternamente romantica dell’anziano maestro boemo, così ben descritta da Angelo Maria Ripellino nel prezioso libro Praga magica e la città ripercorsa dal fotografo bolognese, sospesa tra memoria e presente, dove ancora la luce, le ombre e le pietre dei monumenti raccontano storie attraverso i secoli. Non si tratta di una semplice rilettura superficiale o dell’ormai abusato come eravamo: ogni foto rivela quanto Praga sia cambiata, eppure quanto resti fedele a sé stessa.
ORIZZONTI DI PRAGA
ORIZZONTI DI PRAGA
Omaggio a Josef Sudek
L’Associazione culturale italo-ceca LUCERNA, l’Associazione TerzoTropico-APS e la QR Photogallery, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Ceca in Italia, in collaborazione con il Goethe-Zentrum di Bologna e l’Azienda USL di Bologna, e il contributo del Centro Ceco di Roma e Milano, nell’ambito di ART CITY, Art CITY White Night e Arte Fiera, sono liete di presentare il progetto.
Il progetto prevede una mostra fotografica e un volume (Edizioni Pendragon) di Ivano Adversi, con prefazione di Michele Smargiassi, e un concerto di musica classica.
L’esposizione inaugurerà il 31 gennaio 2026 alle ore 11 presso la QR Photogallery, in via Sant’Isaia 90 a Bologna.
La manifestazione è inserita nell’ambito di ART CITY, ART CITY WHITE NIGHT, in occasione di Arte Fiera
Orari di apertura 31 gennaio - 23 febbraio
lunedì – venerdì 9–19 / sabato 9–14, domenica e festivi chiuso
Apertura straordinaria per ART CITY
Sabato 7 febbraio dalle ore 9 alle ore 23 / domenica 8 febbraio dalle ore 9 alle ore 13
Ingresso gratuito
Domenica 8 febbraio Concerto di musica classica presso il Goethe Zentrum, Via de’ Marchi 4 Bologna
Questo progetto del fotografo bolognese Ivano Adversi rende uno straordinario omaggio ad uno dei maestri assoluti della fotografia mondiale, il praghese Josef Sudek (Kolin 1896 – Praga 1976) e al suo celeberrimo ciclo poetico Praga panoramica, dato alle stampe negli anni Cinquanta del secolo scorso. Per i suoi scatti, Sudek utilizzò all’epoca una fotocamera Kodak trasformata appositamente per ottenere vedute panoramiche della città con deformazioni interessanti, ispirate anche al cubismo ceco. Le stampe originali di questo ciclo sono oggi custodite al Museo delle Arti Applicate di Praga, mentre i negativi sono purtroppo andati perduti.
Nel lavoro fotografico Adversi apre ad un sorprendente e stimolante dialogo con l’opera di Josef Sudek, ripercorrendo per immagini l’abitualmente affollato Ponte Carlo dove il fotografo praghese aveva catturato il fiume come un nastro di seta, entrando nel quartiere del castello imperiale di Hradčany in cui ai silenzi delle foto di Sudek ora si sovrappongono le parole in molteplici lingue dei numerosi visitatori, passando nei vicoli di Malá Strana dove ormai i vecchi muri screpolati sono spesso restaurati ma la luce del tramonto vi disegna ancora ombre simili a quelle degli anni ’50, cosi come tra le statue dei Giardini di Wallenstein.
Il fotografo bolognese non ha usato le stesse tecniche fotografiche di Sudek, proprio per evidenziare il trascorrere del tempo, anche dal punto di vista delle attuali tecniche di ripresa. Spesso, tuttavia, sul ponte Carlo e a Malá Strana ha scattato all’alba per ritrovare la stessa aria sospesa e deserta.
Adversi commenta così il proprio lavoro: “…Sudek mi ha insegnato a guardare oltre il paesaggio, a cercare l’anima nascosta delle pietre”.
Non si tratta di una rilettura superficiale o dell’ormai abusato come eravamo: ogni foto rivela quanto Praga sia cambiata, eppure quanto resti fedele a sé stessa.
Altre info:
www.qrphotogallery.it
LIGHT! My Fire
LIGHT! My Fire
Negli ultimi quindici anni Francesca Sara Cauli ha costruito un racconto visivo intenso e stratificato della
musica dal vivo, attraversando festival, club e teatri tra Italia e Spagna.
Questa mostra presenta una selezione di fotografie realizzate tra il 2015 e il 2025, testimoniando la vitalità
e la trasformazione della scena musicale contemporanea attraverso lo sguardo di una delle più interessanti
fotografe di concerto italiane.
Il suo obiettivo ha incontrato icone internazionali come Depeche Mode, Radiohead, The Cure, Grace Jones,
Beck, Blur, Franz Ferdinand, PJ Harvey, Morrissey, LCD Soundsystem, FKA Twigs, Kendrick Lamar, Erykah
Badu, M.I.A., Janelle Monáe, Phoenix, accanto a protagonisti della nuova generazione – Rosalía, Charli XCX,
Caroline Polachek, Aurora, Fontaines DC, Lorde – e ad artisti italiani affermati come Cesare Cremonini, così
come a rappresentanti della nuova scena italiana che ridefiniscono il rapporto tra musica e identità: Ghali,
Mahmood, Lucio Corsi, Daniela Pes.
La ricerca fotografica di Francesca Sara Cauli racconta il concerto come esperienza collettiva e luogo di
incontro tra luce, corpo e suono. Attraverso questi elementi, le sue immagini restituiscono l’intensità del
palco e l’atmosfera vissuta dal pubblico, trasformando la musica in gesto visivo e memoria condivisa.
Francesca Sara Cauli – Fotografa di musica, eventi e ritratti
Francesca Sara Cauli è una fotografa con base a Bologna, specializzata in musica, eventi e ritratti
ambientati. Il suo stile, che lei stessa definisce “poptimist”, è caratterizzato da un uso espressivo del colore,
dal gioco con il controluce e dalla ricerca costante del movimento.
Dal 2008 unisce la passione per la musica a quella per la fotografia, concentrandosi sul reportage di
concerti e festival, sui ritratti promozionali di artisti e sul dietro le quinte del mondo musicale. Ogni anno
ritrae decine di musicistə, sia sul palco che fuori scena, seguendo con particolare interesse l’ambiente pop,
rock e la scena indipendente e underground, in Italia e all’estero. Al ritratto – sempre inserito in un
contesto narrativo – affianca il racconto visivo di eventi culturali, sociali e politici.
È fotografa ufficiale del Beaches Brew Festival fin dalla sua prima edizione, del Bologna Jazz Festival dal
2021 e, per le edizioni 2024 e 2025, anche del festival sardo Time in Jazz. Ha inoltre documentato tutte le
edizioni di Dallalto per il Comune di Bologna ed è stata per diversi anni fotografa ufficiale del MiAmi Fest a
Milano e di Ferrara Sotto le Stelle.
Collabora regolarmente con importanti realtà editoriali italiane come Rumore Magazine, Rockit e
Sentireascoltare – per quest’ultimo, dal 2011, coordina l’intera sezione fotografica e il team dei fotografi.
Lavora inoltre con il Museo internazionale della musica di Bologna.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui la segnalazione d’opera al concorso
Fotografare la Musica (2010) e il premio per l’innovazione artistica ai Marte Awards come Miglior
Fotografa Live 2012.
Nel 2019 ha curato, in collaborazione con Gallery 16, la mostra personale "She Rocks – Musiciste dal vivo al
di là del genere", dedicata alla pluralità delle identità iconografiche e musicali delle musiciste
contemporanee.
Le sue fotografie sono state pubblicate su testate italiane e internazionali come Rolling Stone Magazine,
The Guardian, MOJO, Pitchfork, Il Mucchio Selvaggio, Rumore, Rockerilla, Sentireascoltare, La Repubblica
XL, Il Venerdì di Repubblica, Il Corriere, Popular Photography Magazine, Fotografare, Digital Camera e Il
Resto del Carlino.
Per seguire il suo lavoro: @la_caulie su Instagram
www.francescasaracauli.com
BEYOND BORDERS
BEYOND BORDERS
A human and professional experience of an italian NGO in the Horn of Africa
I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio tutti, sennò chiamateli privilegi.
Gino Strada
L’Africa è probabilmente uno dei continenti più raccontati dai fotografi di tutto il mondo. In particolare, negli anni ‘80 e ‘90 è stata un recipiente di storie, perlopiù drammatiche, fotografate in maniera diretta, senza lasciare nulla all’interpretazione, uniformando così una visione che lasciava poco spazio al pensiero e alla riflessione personale del singolo lettore.Negli anni successivi, si è sentita la necessità, in fotografia, di alzare il livello di restituzione visiva, cercando di andare oltre un descrittivo che, il più delle volte, ha avuto una funzione contraria rispetto all’intento iniziale. Immagini troppo dirette che evidenziassero solo ed esclusivamente le problematiche non hanno fatto altro che alimentare uno stigma sociale saturando una riflessione visiva che ha portato a guardare da altre parti. Nel tempo i fotografi ma per lo più i commissionanti hanno ben capito che c’era bisogno di altro.In Beyond Borders, il fotografo Giulio Di Meo, con sensibilità e delicatezza, suggerisce e documenta con uno sguardo personale. Ci prende per mano e ci conduce in contesti duri, alternandoli però a situazioni di ricerca e speranza, mantenendo il focus su un aspetto sanitario importantissimo per il mondo intero, ma ancora di più per l’Africa, dove ben conosciamo le grandi difficoltà sanitarie che investono questo continente. Con sapienza ed un attento sguardo, Giulio non solo ci mette davanti gli sguardi di quei ragazzi adolescenti durante il loro quotidiano ma in alcuni frangenti decontestualizza luoghi e persone per rendere tutto più personale. Ed è in quelle fotografie che la narrazione prende più forza. L’alternanza di fotografie descrittive a quelle invece più evocative permette di creare una narrazione che va a porsi su livelli di lettura più alti facendo in modo, al lavoro fotografico, di raggiungere una platea più vasta e stimolata da quello che vede.La fotografia e ancora oggi uno degli strumenti comunicativi più forti, probabilmente con i suoi limiti, ma se fatta con sapienza riesce a smuovere non rimanendo solo un documento storico. Ben venga quindi una fotografia che si allontani un po’ da quello per cui la fotografia stessa e nata (strumento di documentazione) ma che vada ad evidenziare una visione che possa in qualche modo sviluppare un percorso personale del singolo lettore. L’importanza della narrazione fotografica per attenzionare, documentare e informare su chi sta investendo con passione e coraggio nella sanità in Africa è ancora oggi fondamentale, cosi come lo è il modo in cui viene realizzata.
Abbiamo sempre più bisogno di soffermarci a riflettere davanti a delle immagini. Oggi più che mai, esse hanno lo scopo di stimolare in noi lettori tutti quegli aspetti che, con una fotografia sempre più stock a invadere il nostro quotidiano, si erano inesorabilmente assopiti.In fondo, la capacità di evocare riflessioni profonde e di stimolare un dialogo interiore è ciò che rende la fotografia un’arte potente e senza tempo.
Fausto Podavini
Massimo Stefani
Cristina Ferri
Il prezzo dell'energia
Il prezzo dell'energia
Fotografie di Ivano Adversi
Testo a cura di Cristina Berselli
Dalle miniere di lignite a cielo aperto della Renania-Vestfalia, RWE estrae miliardi di tonnellate di lignite. Queste cave hanno costretto 35.000 persone a trasferirsi in nuovi villaggi costruiti da zero. Le persone ricevono un indennizzo che contribuisce al loro reinsediamento - dice l'addetto stampa di RWE. Il Land Plan prevedeva la demolizione dei villaggi nelle aree di scavo. Le forti pressioni dei residenti hanno sospeso le demolizioni. Le case vuote sono ora utilizzate per ospitare rifugiati russi e ucraini fuggiti dal conflitto, che ora vivono fianco a fianco.
La Renania Settentrionale-Vestfalia, nell'estremo ovest della Germania, è una delle regioni più ricche di lignite del vecchio continente. La lignite è un carbone fossile proveniente dalle foreste mesozoiche e terziarie. Viene utilizzata come combustibile per la produzione di elettricità nelle centrali elettriche. Avendo un elevato contenuto di acqua, il suo potere calorico non è particolarmente efficiente. La miniera di lignite a cielo aperto di Hambach, aperta nel 1978 da RWE, la seconda compagnia energetica nazionale, si estende oggi su 45 chilometri quadrati. I piani per lo sfruttamento del sito di Hambach prevedevano altri 25 anni di attività e poi un programma di ripristino ambientale. L'idea di riqualificare l'area è ambiziosa: deviare parte del Reno di 50 chilometri e riempire il buco con 4 miliardi di metri cubi d'acqua entro la fine del secolo. La promessa è di trasformare questo squarcio in un'attrazione turistica. Nel frattempo l'azienda punta a raggiungere obiettivi più concreti: estrarre 2,5 miliardi di tonnellate di lignite dal big hole, come lo chiamano da queste parti. Per farlo si avvale di escavatori a ruota a tazze, macchine movimento terra dalle dimensioni impressionanti. Tra queste spicca la Bagger 293, entrata nel Guinness dei primati come il più grande mezzo terrestre mai costruito. Costa 100 milioni di euro, alto 96 metri e pesante 14.000 tonnellate. Il braccio, lungo 225 metri, sorregge una ruota di 21 metri di diametro, con 20 benne in grado di caricare 7 tonnellate di materiale ciascuna. Dal 1995 questo enorme dinosauro di ferro erode senza sosta i bordi terrazzati della miniera con molteplici impatti. Sotto la miniera si estende una falda acquifera, che viene costantemente drenata per evitare inondazioni nella zona di estrazione, profonda quasi 400 metri. L'attività dei Baggers ha sollevato per anni quantità di particolato superiori ai limiti dell'UE. Le centrali elettriche circostanti, che la miniera rifornisce tramite una ferrovia dedicata, producono emissioni nocive di carbonio e mercurio. L'industria del carbone è un enorme sistema complesso, una catena di attività interconnesse - scavo, trasporto e combustione - controllate da poche entità. Tra queste domina RWE: il più grande emettitore di CO2 in Europa, secondo gli ambientalisti del Bund. Dal dopoguerra, questa e altre due cave più piccole della regione, Inden e Garzweiler, hanno costretto 35.000 persone a fare le valigie e trasferirsi in nuovi insediamenti costruiti da zero. Con l'aumento dell'attività mineraria, anche molti contadini hanno pagato il prezzo dello sfratto.
Le persone non vengono lasciate a sé stesse, ma ricevono un'adeguata compensazione che aiuta a pianificare il loro reinsediamento - chiarisce l'addetto stampa di RWE - Si tratta di una procedura partecipativa prevista dalla legge. La Germania fa affidamento su questa fonte per un quarto della sua produzione di energia elettrica, sufficiente per ragioni di Stato a prevalere su quelle delle comunità locali. Il piano lignite del Land, che prevedeva lo spostamento di tutti i centri abitati situati nelle aree interessate dagli scavi, è stato rimodellato, grazie alla forte pressione dei comitati di residenti e degli ambientalisti.
Dopo lunghe lotte contro la proprietà della miniera e la resistenza agli sfratti, molti villaggi destinati alla distruzione sono stati salvati e alcuni degli abitanti hanno potuto rimanere nelle loro case. Purtroppo, molti dei vecchi residenti avevano già accettato i rimborsi e si erano trasferiti in nuove case. I villaggi sono quindi quasi disabitati e le attività economiche sono pressoché nulle. Le case rimaste vuote sono state utilizzate dalle amministrazioni come abitazioni per rifugiati di altre nazioni, per lo più ucraini e russi, che si ritrovano così a vivere fianco a fianco.
La RWE ha anticipato la chiusura delle miniere al 2030, così afferma, con la successiva riqualificazione dei siti, che comunque richiederà più di 50 anni.
SCHEDA AUTORE
Ivano Adversi:
L’interesse per la fotografia è sempre andato di pari passo con la voglia di vedere e raccontare il mondo. Il suo lavoro specifico è attualmente rivolto alla fotografia sociale e ambientale, con un parti-colare coinvolgimento nell’indagine fotografica della trasformazione del territorio, sia di dal punto di vista naturalistico sia da quello più propriamente antropico. Nei suoi progetti previlegia le collaborazioni, per quanto possibile, piuttosto che l’impegno solitario, pur avendo portato a termine da solo diversi progetti di durata poliennale.
Mostre fotografiche
Numerose le mostre, in Italia ed all'estero (Cina, Francia, Spagna, Inghilterra, Russia)
Tra le più recenti occorre ricordare Terre di Libertà (2010), I luoghi dell’industria (2013), Brixton Pound (2016), BELLA IMPRESA! (2017), A misura d’uomo (2019), JazzinBO (2022), Verso il Futuro (2024)
Volumi pubblicati
Destini incerti Animali ed ambienti da salvare per sopravvivere insieme (Edizioni Calderini),
Il respiro del fiume (Edizioni Calderini),
Reno Memoria di un fiume (Provincia di Bologna),
L’Oratorio di Santa Maria della Vita (Costa edizioni),
Buonanotte Suonatori, luoghi e protagonisti del jazz a Bologna (Minerva edizioni),
Terre di libertà - i volti e i luoghi del riscatto civile dalle mafie (Minerva edizioni),
I Luoghi dell’Industria – fra trasformazione urbana e abbandono (Socialmente edizioni),
Perfetta solitudine. In morte di Pier Paolo Pasolini (Libro d’autore Ediz Pendragon),
BELLA IMPRESA! Storie di lavoro e ordinario coraggio (Archivio Pedrelli),
A misura d’uomo – Borghi dell’Appennino bolognese tra vita e abbandono (Regione Emilia-Romagna),
I Portici di Bologna – Patrimonio di cultura e identità (Minerva Edizioni)
Premi e festival
Ha partecipato ad Arte Fiera, Fotografia Europea, 3° Mediterraneo Foto Festival di Lecce, Festival di fotografia Savignano Immagini
Finalista Premio Arte Laguna di Venezia 2010-2011 e 2018-2019
Finalista Premio National Geographic (P&P 2012)
Finalista Visible White Award 2014
Finalista Premio French Digital Tour 2014
Terzo Premio PX3 2023
Terzo Premio Plovdiv Photo Salon 2024
Eventi
Nel 1989, a Bologna, è stato tra gli organizzatori, assieme a Nino Migliori, della 1a settimana Internazionale di Fotografia e, nell’ambito di Bologna 2000, ha contribuito all’organizzazione della manifestazione Bologna s’immagina, per la quale ha realizzato, assieme a Il Parallelo Multivisioni, la multivisione a quaranta proiettori presentata nella Chiesa di S.Mattia.
Tra i fondatori del Centro Antartide, centro di Studi ambientali di Bologna, con il quale tuttora collabora. È tra i fondatori di AIDAMA (Associazione Italiani degli Autori di Multivisione Artistica)
È tra gli organizzatori del festival CLOSER- Dentro il reportage
Partecipa alla gestione dello spazio espositivo QR Photogallery, a Bologna.
Ha collaborato con Pino Ninfa, Claudio Marra, Nino Migliori, Graziano Campanini, Giorgio Celli e altri.
Contatti
TELEFONO: +39 3396247452
LINKEDIN: Ivano Adversi | LinkedIn
E-MAIL: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Fotocamera: Sony A1 e Sony A9II
Obiettivo: Sony FE 25-105/4 – Sony Fe 200-600/4.5